Al posto vostro

20 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

di Christian Raimo

Mica mi riesci a convincere.
Ancora mi parli di complotto complotto.
Poco fa le stiliste invece hanno risposto
tutte in coro al tweet di Gianni Riotta:
Maria Luisa Trussardi, Laura Biagiotti,
Albertina Marzotto… si sono dette disposte
a fare qualcosa, in modo che almeno i desideri
di Melissa diventino realtà
.
Per esempio? Volevo morire verso i novantacinque
anni, una pensione. Volevo meno gente al funerale.
È un bel casino crepare di sabato, lo sai sì?,
i palinsesti mattutini sono già stabiliti,
e nelle redazioni c’è talmente poca gente
che lo scroll-down delle foto di tre quarti
ci mette un sacco a caricarsi. Leggi il resto di questo articolo »

Di quello di cui non si può non parlare

19 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

L’attentato di Brindisi sconvolge in un modo che va al di là di qualunque discorso intelligente. Cosa si può dire di intelligente su un massacro?, scriveva Vonnegut. Una bomba all’entrata di una scuola è per me un sinonimo di inferno. Mi piacerebbe che questa bomba non portasse però paura, paralisi, un’emergenzialità che possa prendersi come un risultato per chi ha messo queste bombe, chiunque egli sia. Che le Notti dei Musei si facciano, che lunedì non chiudano le scuole, che ci sia più solidarietà e più coesione, “più democrazia e tolleranza”, non meno. Uno dei discorsi che più mi ha toccato negli ultimi tempi è quello del premier norvegese Jens Stoltenberg dopo la strage di Utoya, tenuto ai giovani riuniti davanti al municipio di Oslo (“Ho una semplice richiesta per voi. Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi. Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti”). Ve lo incollo qui sotto per intero. Mi piacerebbe che Monti se ne uscisse con parole simili. In successione un articolo del 10 maggio sulla situazione delle indagini alla Sacra Corona Unita. (Christian Raimo)


Miei cari,
che spettacolo!
Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo.
Voi siete la volontà del popolo.
Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera.
Occupano le strade, le piazze, gli spazio pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo.
Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Leggi il resto di questo articolo »

Il tic della prole

18 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Fabio Viola mette a confronto «L’inumano» di Massimiliano Parente (Mondadori) e «Il bambino indaco» di Marco Franzoso (Einaudi).

di Fabio Viola

Massimiliano Parente è un omonimo del protagonista dei suoi romanzi. I due fanno anche lo stesso lavoro – sono entrambi scrittori – con la differenza che il primo è meno famoso del secondo. L’autofiction non è una novità, di scrittori che diventano personaggi ce ne sono a bizzeffe, ma Parente suggerisce che il suo sia un processo inverso, ovvero che sia il personaggio a determinare il Parente scrittore. Nel nuovo libro, L’inumano (Mondadori), il protagonista – appunto, Massimiliano Parente, autore degli stessi libri del Parente scrittore – su pressioni della sua editrice vuole partecipare al premio Strenna, e pur detestando l’intera baracconata si presta a svendersi presso i giurati, una serie poderosa di nobili decrepiti e allupati, ai quali cede il suo corpo e ciò che resta della sua dignità. Allo stesso tempo un omonimo del protagonista omonimo di Parente è prigioniero di qualcuno o qualcosa, e in un contesto temporale (in)determinato dal rapido succedersi di ere zoo-geologiche, viene torturato, seviziato, violentato, eccetera.

Nel romanzo la confusione dei piani narrativi è voluta e in ultima analisi non è nemmeno tanto confusa, tutto sommato esiste una sorta di progressione reciproca dei livelli che porta a una confluenza impossibile sul finale, e difatti ciò che rende questo libro tanto interessante non ha a che fare con “l’espediente narrativo” – chiamiamolo così – del caos finzione vs. realtà, anche perché è lo stesso Parente a dichiarare che la realtà è solo quella letteraria, tutto il resto è finzione. È invece l’apparato sentimentale, valoriale, tutto il portato nichilista di un approccio scientifico alla vita in toto ad aprire sbocchi interessanti a una critica dell’amore e dell’umanità. Leggi il resto di questo articolo »

Un’altra Galassia

18 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Dal 18 al 20 maggio a Napoli il festival Un’altra Galassia

Programma

Venerdì 18  maggio  2012

• Ore 16,00 (Piazza San Gaetano) Reading per i cento anni di Elsa Morante. Da “Lo Scialle Andaluso” leggono Andrea Bajani, Rossella Milone, Valeria Parrella, Pier Luigi Razzano, Piero Sorrentino, Massimiliano Virgilio

•  Ore 16,30 (Chiostro di San Paolo Maggiore) Incontro con Laurent Mauvignier. Interviene Andrea Bajani

•  Ore 18,30 (Chiostro di San Paolo Maggiore) Incontro con Michela Murgia. Interviene Rossella Milone

•  Ore 20,30 (Napoli Sotterranea) Seduta Spiritica. Michele Mari Carlo Emilio Gadda ed Emilio Salgari Leggi il resto di questo articolo »

I Cito, la faccia oscura di Taranto

17 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

In attesa del ballottaggio a Taranto, pubblichiamo un articolo di Alessandro Leogrande uscito il 10 maggio sul «Corriere del Mezzogiorno». Qui un assaggio di «L’eterno ritorno di Giancarlo Cito» di Alessandro Leogrande contenuto in «Il corpo e il sangue d’Italia. Otto inchieste da un paese sconosciuto».

di Alessandro Leogrande

In un futuro lontano, gli ultimi vent’anni di politica tarantina verranno ricordati come gli anni del citismo sempre risorgente ogni qual volta è stato dato per morto e sepolto. Questo singolare impasto di leghismo meridionale, xenofobia triviale, recupero casereccio del neofascismo, populismo di periferia, sermoni antipolitici condotti dagli schermi di un emittente televisiva famigliare, è difficile da discernere al fuori dei confini della città jonica. Eppure continua a riprodursi. Oggi la saga dei Cito batte l’ennesimo colpo: Mario Cito, candidato sindaco in sostituzione dell’intramontabile padre Giancarlo (vero candidato “ombra”, benché in carcere per scontare un cumulo di condanne definitive per tangenti e concussione) è approdato al ballottaggio con il 18,9% dei voti.

Alle spalle c’è il precedente delle amministrative del 2007. Allora Giancarlo Cito, ex picchiatore fascista e sindaco sfascista della Taranto plumbea di metà anni novanta, dopo aver scontato una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, decise di candidarsi nuovamente alla poltrona di sindaco. Quando il Tar gli impedì di correre, ebbe il colpo di genio. Candidare il figlio in sua vece, e condurre in prima persona la campagna elettorale, mantenendo inalterati i manifesti con la propria foto con su scritto “Vota Cito”, “che tanto è lo stesso”. Contro ogni previsione, traendo vantaggio dal tracollo del centrodestra locale, responsabile del crack finanziario del Comune nel 2006, sfiorò il ballottaggio. In questi cinque anni il citismo è rimasto in letargo, con qualche fiammata elettorale qua e là. Poi è tornato in forza alle nuove elezioni amministrative. Leggi il resto di questo articolo »

Che cos’è letteratura per il Festival delle Letterature?

17 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Ieri si è inaugurato il Festival internazionale delle letterature a Massenzio, a Roma. A un certo punto della serata Ambra Angiolini ha letto dei testi di Calvino. A un certo punto il tweet del festival chiedeva: “Avete qualche domanda per #AmbraAngiolini?”. A un certo punto della serata Silvia Avallone ha letto il testo che segue. Fate voi. Christian Raimo

L’amore e il test (di gravidanza)

Sì, diceva il test. Un trattino azzurro, elementare, come una virgola tra due parole. C’era un prima, adesso, e un dopo. Lei stava nel mezzo, barricata in bagno da più di un’ora. Il paese contava 450 anime a malapena.
Se se ne fosse aggiunta una, se ne sarebbero accorti tutti. Rosa si lasciò cadere sul bordo della vasca, ci scivolò dentro. Continuava a stringere il responso tra le mani, il risultato della sua disubbidienza. Il rumore della legna spaccata dai suoi fratelli cadeva a intervalli regolari fuori dalla finestra.
Sentiva le loro voci tra un ceppo e l’altro, che imprecavano contro qualcosa o qualcuno, con la rabbia incisa nelle corde vocali.
Non si decideva a uscire. L’accetta calava come una ghigliottina nell’aria fredda dell’inverno; e qui, nella vasca da bagno, Rosa teneva le mani giunte come se pregasse. Il suono delle cose reali era questo tonfo cieco, e sordo come le botte di suo padre.
Ma lei non voleva farla, quella fine.
E poi c’era lui. Bello come Brad Pitt, alla sagra di Camandona. Appoggiato come un cowboy alla ringhiera, con la birra in mano. Era il principio dell’estate quando lo aveva conosciuto. Prima di allora, non aveva mai visto un uomo nudo. Leggi il resto di questo articolo »

Il dizionario di Mark Simpson, padre del “metrosexual”

16 maggio 2012 • pubblicato da francesco pacifico

Pubblichiamo un articolo di Francesco Pacifico, uscito su «Repubblica», sull’origine del termine “metrosexual” e sui fenomeni ad esso collegati.

di Francesco Pacifico

Il termine “metrosexual” è diventato maggiorenne: il primo articolo che lo citava sull’inglese the Indipendent, è del 1994. Mark Simpson, autore dell’articolo, ha pubblicato Metrosexy: A 21st Century Self-Love Story: una raccolta di tutti i suoi pezzi sul tema del Narciso contemporaneo, che si veste bene e usa prodotti di bellezza. Il libro è disponibile solo in digitale, su Amazon, a 2,68 euro. Ecco di seguito un glossario dei termini usati da Simpson per capire il maschio contemporaneo e il suo rapporto con la bellezza, l’identità, il desiderio, lo shopping.

Metrosexual. Il desiderio maschile di essere desiderati: da tutti, soprattutto dagli altri uomini metrosexual. A ispirare il fenomeno c’è lo stile italiano, in particolare Dolce & Gabbana. Il primo articolo sul tema, “Here Come the Mirror Men”, “Arrivano gli uomini specchio”, parla di una mostra di moda e prodotti per la bellezza maschile a Londra, sponsorizzata da GQ. Il metrosexual “è forse il mercato più promettente del decennio”, “una creazione dell’appetito vorace del capitalismo per i nuovi mercati”.

L’icona è David Beckham, che posa nel 2002 per una rivista patinata gay. Nell’intervista abbinata, il calciatore “ha confermato di essere etero, ma ammette di esser felice del suo status di icona gay; gli piace essere ammirato, dice, e non gli importa se ad ammirarlo sono le donne o gli uomini”. Leggi il resto di questo articolo »

Dominguín e il rosa di Picasso

16 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», a proposito del libro «Per Pablo», scritto da Dominguìn, il torero marito di Lucia Bosè, per Pablo Picasso.

di Matteo Nucci

“Pablo è un uomo assai complesso, come tutto ciò che è semplice, come tutto ciò che è reale”. Si apre così un libriccino meraviglioso dedicato a Pablo Picasso fin dal titolo, Per Pablo (0 barra 0 edizioni, pp. 53, euro 6). A scrivere è un uomo che non sa scrivere e non sa cosa deve scrivere e non sa perché deve scrivere. E che finisce per scrivere pagine superbe. Forse perché l’unica cosa che sa è che l’arte a cui lui stesso si dedica “è il risultato di una difficile facilità, l’effetto di una tecnica che ci dona l’aria di essere naturali, addirittura di improvvisare”. Dunque qualcosa di molto simile all’artista a cui dedica le sue righe. Luis Miguel Dominguín ha trentasei anni nel 1960, quando Picasso gli chiede di inviare con urgenza qualcosa di scritto da pubblicare in apertura del suo album Toros y toreros. È sposato con Lucia Bosè da cinque anni e sta per diventare padre per la terza volta. È uno dei matador de toros più importanti di Spagna e certo fra i toreri è quello su cui circolano le storie più mirabolanti, relative soprattutto alle sue conquiste: Ava Gardner, Lana Turner, Rita Hayworth, Lauren Bacall, su tutte. Ma nel momento in cui scrive per Picasso c’è ben altro in ballo. Qualcosa che ha a che fare con l’amicizia, l’arte e l’immortalità.

Il pittore più famoso di Spagna, infatti, in Spagna non vive da molti anni. Quello che Dominguín chiama “il nostro ultimo Don Chisciotte”, è fedele al suo credo antifranchista e passa la maggior parte dell’anno in Francia, rimpiange la patria, e quando i toreri spagnoli si esibiscono nelle arene francesi, il più delle volte è sugli spalti. Tuttavia, a lui Dominguín non dedica i tori che uccide. Una volta, addirittura, manca l’appuntamento con il Maestro che gli ha chiesto di posare per lui. Del resto, a sua volta, ogni matador viene chiamato Maestro. Eppoi a Dominguín, a dispetto dell’età che li separa, ciò che più interessa di Picasso è l’amicizia. “Ho l’impressione che se io combattessi per lui e lui dipingesse per me, verrebbe meno la nostra relazione personale e ci lasceremmo trascinare sul piano professionale” scrive. Per poi aggiungere che quando Picasso gli mostra le sue opere nota nell’artista “un curioso pudore”, mentre, negli incontri dopo una corrida, lui stesso arriva a sentire “qualcosa che va oltre il pudore: la vergogna”. Sembra di leggere il Simposio platonico, quando Alcibiade descrive ciò che prova di fronte a Socrate. E invece si tratta del torero che sostiene di non saper tenere una penna in mano e di ignorare completamente il senso di quello che si trova a fare, lì al tavolino della sua tenuta andalusa. Ebbene, come Alcibiade riesce a dipingere “per immagini” la figura di Socrate, così al torero riesce quel che a pochi altri è riuscito: raccontare Picasso con immagini piene di una difficile facilità. Leggi il resto di questo articolo »

#DirettaSalone – Lunedì 14 maggio

15 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Aspettando Alex – sala gialla – ore 18
di Daniele Manusia

La Sala Gialla (Padiglione 3) dove fuori programma è stato deciso di presentare il nuovo libro dell’ormai ex-capitano bianconero Del Piero (dal paradossale titolo: Giochiamo ancora, Mondadori), era piena già un’ora prima dell’inizio dell’evento. Quando arrivo io la porta è chiusa, ma intorno a me c’è ancora la speranza che lascino entrare qualcuno. Così la gente in fila tiene il libro sulla testa, o in mano sporgendosi sulle spalle di quelli davanti, con l’illusione che aver acquistato il libro possa influire su un eventuale criterio di selezione all’ingresso. È impossibile quantificare il numero di persone presenti. Una dozzina di metri quadri densissimi di adolescenti sudati e preadolescenti con le scarpe con le rotelle, adulti paonazzi e donne con la maglia della Juve firmata, cappellini rosa e marsupi in diagonale. Accenti piemontesi che, almeno a me, sembrano sardi.
Il malinteso dipende da un cartello affisso sulla porta gialla: “SOLO FIRMA LIBRO”. Un tipo magro e rosso di capelli, con le bretelle nere e la camicia bianca sposta prima le transenne (“Mia mamma voleva facessi l’avvocato”) e poi comunica che la sala è piena e molto probabilmente non potrà far entrare nessuno neanche dopo la presentazione. Neanche solo per farsi firmare il libro. Resta lì un po’, prova a a fare il simpatico : “Se volete restare per il piacere di restare bene, sennò l’evento sarà trasmesso in diretta su Sky e Mediaset e sui televisori lungo il corridoio”. Quindi accende un televisore di fianco a lui, l’inquadratura del palco vuoto e una gigantografia della copertina del libro. L’immagine di Del Piero sembra sottrarsi anche lì, arretrando nell’oscurità, piuttosto che uscendone fuori.

Dei carabinieri in assetto anti-sommossa (oggi è stato presentato un libro sul Tav, credo) appiccicano col nastro da pacchi un nuovo cartello: “SALA ESAURITA”. Ci sono due buttafuori davanti alla porta, un torinese col naso schiacciato e la sommità della testa piatta come un tavolino, e un romano con le Hogan e i capelli bianchi. Il tipo con le bretelle prova a spiegare alle persone che non ci può fare niente, che se la sala è piena significa che ci sono persone venute prima di loro (“E io cosa gli dico a quelle sei/settecento persone che si sono messe in fila all’una?”), poi si innervosisce, capisce che non c’è dialogo e se ne va col buttafuori torinese, lasciando solo il romano con le Hogan. Leggi il resto di questo articolo »

Il nuovo fumetto indipendente USA, parte sesta: Brian Chippendale – If’n’Oof / Paper Rad/Ben Jones – B.J. and da Dogs

15 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Pubblichiamo la sesta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti. 

di Valerio Mattioli

Due nomi fondamentali anzichenò. Cominciamo dal primo:

Prima di suonare come ospite d’onore assieme a Bjork e ai Flaming Lips e di esporre le sue cose al MACRO di Roma, Brian Chippendale fu uno dei fondatori del Fort Thunder ed è quindi una delle personalità di spicco dell’originaria famiglia di Providence, anche in virtù del suo ruolo di batterista nei Lightning Bolt, uno dei gruppi più amati e riveriti della scena noise di inizi 2000 (il loro Ride the Skies del 2001 fu una vera e propria ancora di salvezza per chi non ne poteva più di cerebralità post-rock e intimismi elettronici da cameretta – o almeno, fu una salvezza per me).

Naturalmente, essendo uno dei padrini della scena di Providence, Chippendale non è solo un batterista: è anche (qualcuno direbbe soprattutto) fumettista. A cui però è sempre mancata l’opera-manifesto: Maggots era più un esperimento grafico che altro; Ninja fece molto scalpore e in qualche modo decretò l’unicità di uno stile, ma a mio parere mancava del respiro di un Multiforce. If’n’Oof, 800 pagine in formato quadrato pubblicate da Picturebox nel 2010, è la sua opera più leggibile: graficamente meno tortuoso se paragonato alle precedenti prove, è un altro fantasy psichico puntellato da mai chiarite cospirazioni (l’operazione Dreamworld), panorami alieni, creature bizzarre e dottori pazzi. Leggi il resto di questo articolo »